Intervista di Sabina Fadel

Intervista di Sabina Fadel a Mons. Angelo Massafra OFM –
22/07/2014

 
 1. Che cosa significa per la Chiesa d’Albania la venuta di Papa Francesco? Che cosa vi attendete da questa visita?
        La visita del Santo Padre significa (in senso biblico) una visita del Signore. E’ il Signore Gesù che viene a visitarci tramite il suo rappresentante sulla terra. E’, quindi, un momento di grazia al quale bisogna prepararsi adeguatamente non solo in tutte le componenti organizzative, che sono indubbiamente necessarie, ma soprattutto bisogna prepararsi spiritualmente con la preghiera, con la riflessione, di modo che la venuta del Papa non ci colga sprovveduti e facciamo scivolare via questo grande evento.
     Desidero ardentemente,  e mi auguro che tutta la Chiesa d’Albania desideri che la visita di Papa Francesco lasci in noi un segno vivo nel nostro spirito e nella nostra vita. Lo stesso Papa ha detto che viene a riconfermarci nella fede. E quindi l’aspettiamo come figli che aspettano il proprio Padre spirituale, perché ci riconfermi nella fede. Lo aspettiamo perchè ci parli in nome di Dio e ci trasmetta un poco del suo spirito ardente, generoso, entusiasta, infaticabile per il Regno, che è lo spirito di Cristo. Lo aspettiamo con grande gioia perchè ci contagi quel suo stile particolare di vita che incoraggia, da forza, da speranza e consolazione.
   Siamo certi che sarà un grande evento memorabile e che rimarrà impresso in maniera indelebile nei nostri cuori e nelle nostre vite.

  2. Ci può raccontare la storia di uno o due “martiri” albanesi? Quella che lei ritiene più significativa ed emblematica delle sofferenze vissute dalla chiesa albanese.
 E’ difficile scegliere la storia più significativa tra i martiri albanesi, perchè ciascuno di loro ha mantenuta alta la fiaccola della fede e ha preferito subire atroci torture e morire piuttosto che rinnegare Cristo.
  Ho scelto la storia del servo di Dio Nikolle Vinçenc Prennushi, Arcivescovo, non solo perchè è il primo nella lista dei martiri albanesi ma anche perchè è stato uno fra i personaggi di maggior spicco. Ho anche scelto la storia della serva di Dio Maria Tuci, perchè l’unica donna “martire” di questa lunga lista di “martiri” albanesi del periodo comunista di Enver Hoxha.
                                       1. S. E. Mons. Nikolle Vinçenc Prennushi
      Il servo di Dio Nikolle Vinçenc Prennushi fu condannato da Enver Hoxha il 19 marzo del 1949 a vent’anni di carcere duro dove morì per le torture subite,  perchè si era rifiutato di fondare una Chiesa nazionale antagonista a Roma.
      Egli, non era solo uno scrittore di talento, abile nel far rivivere sulla pagina il ricco patrimonio folclorico del suo Paese, era anche un frate francescano, un sacerdote e un vescovo. A Durazzo lo chiamano il Thomas Becket d’Albania.
      Nato a Scutari il 4 settembre 1885; aveva frequentato il liceo presso il collegio dei francescani a Troshan, perfezionandosi in teologia in Austria. Celebrò la prima messa il 25 marzo 1908; fu direttore della tipografia francescana, direttore del collegio francescano e due volte provinciale; nel 1936 viene consacrato vescovo di Sappa e poi nominato arcivescovo di Durazzo.
           Alla sua storia è ispirata l’opera teatrale, “Il petalo e il fiore”, di Antonio Zanoletti, nel 2012 a Rimini. Quest’opera teatrale è la rappresentazione di una “tragedia” quale storia di una comunità e di un popolo. Il dialogo tra i due protagonisti — il dittatore Enver Hoxha e il prelato Vinçenc Prennushi — racchiude e simboleggia l’intera narrazione: la dittatura tenta di asservire a sé la Chiesa, e l’inevitabile rifiuto scatena una violenza tanto palese quanto feroce.
         “Il petalo e il fiore”, nel suo sbocciare e ritrovarsi in scena, è un omaggio agli amici albanesi, alla loro terra, alla loro storia, a tutto il popolo albanese, che nella profezia di santità dei suoi martiri dice che il destino non è la morte ma la vita, e la riconquista piena della vera identità.
                                    2. Maria Tuci

             Nacque nel 1928. Studiò a Scutari presso l’istituto delle Suore Stimmatine, presso cui entrò come aspirante. Coraggiosa e forte nelle sue convinzioni di fede, con la venuta del comunismo partecipò al gruppo clandestino di resistenza. Insieme con altri giovani delle scuole cattoliche e anche con alcuni seminaristi, distribuiva volantini contro le prime elezioni del regime. Il 10 agosto del 1949 Maria Tuci fu arrestata insieme con altri familiari e imprigionata per un anno a Scutari.
             Molto bella d’aspetto, si oppose alla violenza che volevano farle subire durante la prigionia. Per questo motivo venne sottoposta a interrogatori, a dure torture, e veniva spesso picchiata selvaggiamente. La sua prigione era un buco senza luce né aria. Una volta al mese, tramite un suo amico, riusciva ad avere un cambio di biancheria da parte di sua mamma, che condivideva con la compagna di cella.
             Una testimone racconta che nei giorni di gelido inverno rimanevano abbracciate per avere un po’ di calore. Quando invece pioveva, l’acqua raggiungeva i materassi e restavano a mollo per intere giornate. Per non aver acconsentito alle lusinghe amorose di uno dei capi, fu messa dentro un sacco con un gatto selvatico, sballottata e picchiata crudelmente.  
            Trasportata nell’ospedale civile di Scutari in gravi condizioni, prima di morire disse ad una sua amica che andò a visitarla: “Si è avverata la parola del mio persecutore che mi aveva detto che mi avrebbe ridotto in uno stato tale che neppure i miei familiari mi avrebbero potuto conoscere.  Ringrazio Dio perché muoio libera! “
           Dopo pochi giorni morì. Era il 24 ottobre 1950.

Solo due storie, dicevo, che potremmo definire emblematiche in quanto racchiudono, anche se non soddisfano, le grandi sofferenze di un intero popolo.
Molti di loro sono morti al grido di “Viva Cristo Re, Viva l’Albania”: ci auguriamo che con la venuta di Papa Francesco nella nostra terra questo grido diventi una nuova manifestazione di amore per Cristo da parte di tutti i cristiani albanesi che, in forza di questo amore, siano capaci di imprimere a questa terra un nuovo volto.    
Viviamo l’evento storico della visita di Papa Francesco, che certamente ci riaccenderà la speranza, in attesa che, conclusa la “Positio” da parte della Postulazione, entro l’anno 2014, in un prossimo futuro questi nostri “Servi di Dio” possano essere proclamati ufficialmente dalla Chiesa “Beati Martiri”.

Mons. Angelo Massafra OFM
Arcivescovo Metropolita di Scutari-Pult