Il passato dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
L’organizzazione ecclesiastica nella Prevalitana
Le tracce del cristianesimo nella vicina provincia della Dalmazia risalgono al I secolo. Per quell’epoca si può parlare soltanto di alcune comunità ecclesiali, o comuni, che nel II secolo si riuniscono in una diocesi con centro nella città di Salona. Dopo l’editto di Milano del 313 le diocesi cominciano a prendere vita, a svilupparsi con maggior vigore e a organizzarsi come strutture ecclesiastiche territoriali, appoggiandosi all’ordinamento politico-amministrativo dell’epoca. Sebbene sugli inizi del cristianesimo nella provincia romana della Praevalitana non vi siano documenti scritti conservati, è certo che anche lì si sia svolto lo stesso processo avvenuto nelle vicine province della Dalmazia e dell’Epiro Nuovo. Con ogni probabilità, dal I al III secolo il cristianesimo nella Praevalitana fu un fenomeno sporadico.
Dal III secolo in poi possiamo seguire l’organizzazione della Chiesa cristiana nella Praevalitana sulla base della documentazione archeologica e scritta, soprattutto in due città, Scutari e Doclea, e nei loro immediati dintorni.
In base alla documentazione archeologica, le tracce più antiche del cristianesimo nella provincia della Praevalitana si trovano nel villaggio di Lohe, nei dintorni della città di Koplik, nell’Albania settentrionale, dove è stato scoperto un cimitero cristiano del III secolo, e in una stele funeraria in pietra della seconda metà del IV secolo a Kolovrat, nei pressi della città di Prijepolje, nella quale si osserva la simbiosi tra paganesimo e cristianesimo all’interno di una stessa famiglia.
Negli altri siti archeologici, nei quali sono stati scoperti resti di diverse culture delle principali città della provincia, Scutari e Doclea, non sono ancora stati rinvenuti resti di edifici ecclesiastici che potrebbero offrirci notizie e fatti importanti e preziosi sull’organizzazione ecclesiastica di questa provincia fino al IV secolo. Tuttavia, dal IV secolo in poi, in base alle ricerche condotte a Doclea, vi troviamo due basiliche paleocristiane. Nelle città costiere di Alessio, Dulcigno e Antivari, come pure in località minori quali Lohe, Shirq e Oblikë (a ovest di Scutari), sono stati scoperti i resti di varie basiliche del periodo compreso tra il IV e il VI secolo, nonché le fondamenta di un monastero benedettino.
In base alla documentazione scritta della storia della Chiesa, è noto che a partire dal IV secolo la Chiesa sviluppò anche un’organizzazione territoriale, appoggiandosi all’ordinamento politico-amministrativo di quel tempo. La metropoli politica era di norma, al tempo stesso, anche la metropoli ecclesiastica delle città vescovili della provincia. Secondo questo principio, Salona (città nei pressi di Spalato) per la Dalmazia e Scutari per la Praevalitana divennero anche centri ecclesiastici di arcidiocesi metropolitane. Ciò si comprende al meglio dall’opera in questione, l’Illyricum Sacrum di Daniele Farlati e Jacopo Coleti, nella quale sono elencati i nomi di tutti i vescovi delle altre province illirico-albanesi, dove si contavano approssimativamente diciannove diocesi: nell’Epiro Vecchio, con la metropoli a Nicopoli; nell’Epiro Nuovo, con la metropoli a Durazzo; nella Praevalitana, con la metropoli a Scutari; e nella Dardania, con la metropoli a Skopje (Scupi).
Nell’“Illyricum Sacrum”, volume VII del Farlati, il primo vescovo di Dulcigno, senza il suo vero nome, è menzionato nell’anno 877. Tra le altre diocesi albanesi del VI secolo nella Praevalitana sono menzionate Alessio (Lissus-Alessio) nel 592 e Antivari nel 599, mentre Drivasto (Drisht), località a nord di Scutari, è nota già prima del 458.
Scutari arcidiocesi – anno 387
Mentre la metropolia di Salona dipendeva direttamente dal patriarcato di Roma, la metropolia di Scutari dipendeva, nel IV secolo, dal vicariato apostolico di Tessalonica, che aveva competenza su tutta la prefettura dell’Illirico orientale e che a quel tempo era rappresentato dal vescovo Rufo. Per Scutari, quale capoluogo della provincia della Prevalitana, D. Farlati e J. Coleti nell’“Illyricum Sacrum”, volume VII, menzionano Bassus nell’anno 387 come primo vescovo della metropolia. Egli è menzionato anche in una lettera di papa Siricio (384-399) intorno all’anno 381. Seguono poi gli arcivescovi: Senecio nel 431, Andrea nel 519, Stephanus nel 590, Joannes nel 598, mentre come ultimo arcivescovo è menzionato Constantius nel 601. Al Concilio di Calcedonia del 451, tra gli altri, incontriamo per la prima volta per la diocesi di Doclea il vescovo Evandro (Evandrus), nell’anno 450. La storiografia, però, non ha conservato gli elementi necessari della storia della diocesi né i nomi dei vescovi fino al IX secolo, eccetto il nome di Paulus nel 590 e di Nemesio nel 602. Allo stesso modo, per cinque secoli di seguito la storia tace sulla sorte della stessa metropolia di Scutari, fino al 1141, quando sulla sua sede non troviamo più un metropolita, ma un semplice vescovo di nome Georgius.
Il Papato, vedendo che alcune diocesi dell’Illirico orientale avevano abbracciato la Chiesa bizantina, l’8 gennaio 1089 con Clemente III emanò a Roma la bolla “Quia divina pietas” (Poiché la pietà divina) indirizzata al vescovo di Antivari Pietro, “Petro Diocliensis sedis Archiepiscopo” (all’arcivescovo Pietro della sede di Doclea), con la quale istituì una provincia ecclesiastica propria per Doclea, ossia ridiede vita all’antica metropolia e, dandole una forma nuova, la trasformò nella metropolia di Doclea-Antivari, conferendole il potere di nominare in perpetuo i vescovi della provincia di Doclea. Così, dall’antica e dalla nuova, fu costituita un’unica Chiesa metropolitana con dieci diocesi. Senza contare la diocesi di Doclea-Antivari, la bolla sottopose al metropolita di Antivari altre nove diocesi: Cattaro (Scatarensem), Dulcigno (Dulchinensem), Sappa (Saucinensem), Scutari (Scodrensem), Drivasto (Drivastinensem), Pult (Polatinensem), Serbia (Serbiensem), Bosnia (Bosniensem), Trebigne (Tribensem), con le chiese, tutto ciò che a esse apparteneva e i monasteri, tanto dei Dalmati quanto dei Greci e degli Slavi.
Scutari diocesi – durante la dominazione ottomana
Nella diocesi di Scutari (Scodra, Scodrien, Scutarum, Shkodra, Iskanderie), che esiste fin dai tempi più antichi, dall’anno 387, nella seconda metà del XV secolo troviamo la notizia che vi erano 26 famiglie islamizzate. La prima chiesa che, dopo la conquista della fortezza di Scutari (1478-1479), i Turchi trasformarono in moschea, situata fuori dalle mura della fortezza, è la chiesa “Zoja e Këshillit të Mirë” (Madonna del Buon Consiglio), che nel 1478 i Turchi chiamarono Moschea del sultano Maometto II. Poco più tardi i Turchi trasformarono in moschea anche un’altra chiesa, anch’essa situata fuori dalle mura della fortezza, e la chiamarono “Kasem Ali Sulltania”. Nel 1479 anche la chiesa cattedrale di Santo Stefano Martire, che si trovava all’interno della fortezza, subì la stessa sorte delle due chiese precedenti.
Così, dopo la caduta definitiva di Scutari e nonostante gli sforzi del domenicano P. Bartoli dall’Epiro per calmare la situazione, la popolazione si disperse per la paura, emigrando in tutte le direzioni possibili. Solo a Venezia fuggirono 3.300 cattolici.
Dopo il consolidamento del potere turco e l’ordine del sultano Selim II del 1569, con cui si disponeva che in tutto l’Impero, eccetto Costantinopoli, Bursa e Adrianopoli, fossero confiscati tutti i beni delle chiese, la situazione nel vescovado di Scutari, nell’arcivescovado di Antivari e negli altri peggiorò ulteriormente, poiché i Turchi usurparono quasi tutte le proprietà e i beni della Chiesa. D’altra parte, nelle parrocchie crebbe il numero delle chiese trasformate in moschee e il numero dei cattolici che passarono all’islam. Così, di giorno in giorno, diventa ancora più evidente l’espansione e la diffusione sempre maggiore dell’islamizzazione.
Secondo la relazione del cardinale Santori del 15 luglio 1590, pubblicata su “La Civiltà Cattolica”, per ordine del potere turco i vescovi di Scutari non osavano governare la diocesi dalla sede fino ad allora in uso, ma dovevano farlo da qualche parrocchia dei dintorni. Così, secondo la relazione citata, il vescovado di Scutari fu governato dall’antico monastero albanese dei benedettini dei Santi Martiri Sergio e Bacco (S. S. Martyrum Sergii et Bachi), che secondo Thallóczy risale al VI secolo. Dell’antichità di questo monastero si parlò, del resto, anche in occasione della consacrazione della chiesa cattolica di Cattaro il 19 giugno 1166, dove tra l’altro si legge: “Majo episccopus (Chalharensis) cum episcopis Lazzaro Albanensi et cum Martino Drivastensi et cum Johanne episcopo Dulcinensi, adiunctis abbatibus…et Petro abbate (archimandrita) sanctorum Sergii et Bachi…ecclesiam sancti Trifonis consecrat…” (Il vescovo Maio di Cattaro (Chalharensis), con il vescovo Lazzaro di Arbanon, con Martino di Drivasto e con il vescovo Giovanni di Dulcigno, con la partecipazione degli abati… e di Pietro, abate (archimandrita) dei santi Sergio e Bacco… consacra la chiesa di San Trifone). Ma i Turchi si avventarono subito anche su questo monastero, che si trovava a 15 miglia da Scutari, sul corso inferiore della Buna, sulla sua riva sinistra, nel villaggio di Shirq, e che, secondo l’iscrizione della chiesa, nel 1290 era stato ricostruito dalla regina cattolica Elena, detta regina di Serbia, Doclea, Albania, Dalmazia…, moglie di Stefano Uroš I (1237-1272). Secondo la testimonianza del vescovo di Scutari Francesco Borzi, del 1790, questa chiesa era la più bella di tutta l’Albania. Inoltre, secondo il relatore della Santa Sede, l’arcivescovo di Antivari Marino Bizzi, nel 1610 questa maestosa chiesa poteva accogliere 3.000 persone. Con la conquista turca la chiesa fu devastata all’interno e interamente saccheggiata.
Verso la fine del XVI secolo i Turchi distrussero fino alle fondamenta questo santuario (tempio), che per lungo tempo in quel luogo era stato un “panairio S. Sergii de Zenta”. Vi sono alcuni indizi secondo cui nel 1602 questa chiesa fu restaurata. Ce lo ricorda lo scritto del vescovo di Scutari Dominicus Babichius, il quale, a causa del divieto turco di svolgere le proprie attività a Scutari, tenne in questo luogo due sinodi diocesani, negli anni 1679 e 1682.
Secondo il relatore della Santa Sede, l’arcivescovo di Durazzo Stefano Gaspari, nella relazione dell’8 settembre 1671, analizzata dettagliatamente dal frate Benedikt Dema, la situazione nel vescovado di Scutari peggiorava di giorno in giorno. Ciò che scriveva l’arcivescovo Gaspari non era qualcosa di straordinario, poiché su questo, come pure sulla consistenza numerica dei cattolici nella diocesi, riferirono anche altri relatori, come Marino Bizzi nel 1610, Giorgio Bianchi (Gjergj Bardhi) nel 1621, Benedetto Ursini nel 1628, p. Bonaventura di Palazzo nel 1634 e moltissimi altri.
In base alla relazione di p. Domenico Andriasco del 1623 e alla relazione di Stefano Gaspari del 1671, la diocesi di Scutari era divisa in due parti: la parte superiore, montuosa, e quella inferiore, di pianura. Nella diocesi non tutte le parrocchie erano provviste di parroco, soprattutto nella parte superiore. Per paura di essere eliminati e per altri pericoli, i sacerdoti erano concentrati nei centri più grandi, dai quali guidavano le parrocchie rimaste senza parroco. I centri dei sacerdoti nella parte superiore della diocesi (le zone montuose), secondo il relatore, l’arcivescovo S. Gaspari, erano i seguenti: Rrjoll, dove in quel tempo operava il missionario della Santa Sede p. Clemente da Brindisi, francescano riformato, che si prendeva cura come pastore di circa 10 grandi villaggi raggruppati in parrocchie, con un totale di 315 case e 2479 anime; Hoti, dove operavano i missionari p. Leoni da Cittadella e p. Angello Milanese, che contava 416 case con 2580 anime; Gruda, dove operavano p. Bartolomeo da Urbino e p. Domenico dalle Grotte, e che aveva 306 case con 2.500 anime.
I missionari menzionati, come molti altri, vennero tra i fedeli albanesi a causa della mancanza di sacerdoti e religiosi locali e dell’urgentissima necessità di preservare la fede cattolica, che sotto il terrore turco si indeboliva ogni giorno di più, poiché i cattolici passavano in massa all’islam. Così, vista questa situazione, la Congregazione per la propagazione della fede (De Propaganda Fide, fondata nel 1622), su richiesta del vescovo di Sappa Giorgio Bianchi (Gjergj Bardhi), a partire dal 1634 cominciò a inviare in Albania missionari francescani riformati dall’Italia, che giungevano nell’Albania occupata passando per Venezia.
Le parrocchie del distretto di Scutari che si estendevano lungo la riva della Buna verso il mare, sia sul lato orientale sia su quello occidentale, erano per la maggior parte “coperte” da parroci, sacerdoti locali detti diocesani. Così, secondo il relatore S. Gaspari, questa parte della diocesi aveva 15 sacerdoti locali e 1050 case con 11.734 anime. L’intera diocesi, nel 1671, contava 2097 case con 19.293 anime.
La sorte e la sventura di questa Chiesa sono state al tempo stesso la sorte e la sventura di questo popolo e di quello del nord dell’Albania. Ciò avvenne con la conquista della fortezza di Rozafa e con la trasformazione in moschea, nel XV secolo, della chiesa cattedrale della città, per le necessità spirituali dei soldati ottomani e, più tardi, degli albanesi islamizzati. Nel 1451 la casa del vescovo si trovava in città, accanto alla chiesa cattedrale dedicata a Santo Stefano, Protomartire. Le rovine di questa chiesa, trasformata nella Moschea di Musllup, secondo Gjush Sheldija si vedevano ricoperte di terra fino al 1950.
Di interesse per il monastero e per la storia della Chiesa cattolica è anche la relazione presentata dal cardinale Santori al consesso dei suoi colleghi il 15 luglio 1590, nella quale tra l’altro sottolineava .. “che a Scutari esiste la cattedrale, dedicata a Santo Stefano Protomartire, che i Turchi hanno trasformato in moschea, e a nessun cattolico è permesso di restare in città“.
Durante i primi due secoli della dominazione ottomana i vescovi e i parroci non poterono abitare all’interno della città, ma furono costretti a risiedere nei villaggi di Shirq e Barbullush. Nel 1656 Imzot Pjetër Bogdani visse nella Grotta di Rrjoll e in quella di Juban. La casa parrocchiale di Scutari, al tempo del parroco Pal Kamsi, nel 1737, si trovava nel quartiere di Tophanë (luogo dove gli ottomani fabbricavano le palle di cannone per attaccare la fortezza) e accanto aveva la Chiesa di San Nicola presso il Ponte di Kërçirej, trasformata in moschea. Nel 1917 in questa moschea fu ritrovata un’acquasantiera, che è custodita nel Museo storico di Scutari.
Secondo il registro dei battesimi, al tempo di Pal Kamsi nella città di Scutari vi erano 181 famiglie, in parte venute anche dai villaggi intorno alla città.
Nel 1745, quando era parroco Dom Lazër Kançi, il centro della parrocchia della città si trovava a Tophanë. La chiesa era dedicata a San Domenico (Shën Deda) e la parrocchia contava 150 case con 680 fedeli, compreso il villaggio di Rrëmaj, non lontano dalla città, che aveva 16 case con 96 cattolici. In città vi erano anche 7 case di laramani (persone dalla doppia vita religiosa: in pubblico si presentavano come musulmani, mentre in casa conservavano i riti della fede cattolica ) con 33 fedeli. Il maestro della scuola di Tophanë era Jak Kolë Kamsi. Nella casa parrocchiale di Tophanë si tennero diversi sinodi diocesani, rispettivamente l’11 novembre 1757, il 26 gennaio 1785, l’8 febbraio 1787 ecc.
Il primo vescovo a stabilirsi a Scutari, nel 1742, fu Imzot Pal Pema Kamsi (1742-1771). Durante i 29 anni in cui fu vescovo con sede in città, amministrò per alcuni anni anche la Chiesa di Antivari.
A seconda delle situazioni politico-sociali, per essere più vicine ai fedeli cattolici oppressi e sottoposti alla pressione della conversione all’islam, le parrocchie furono riorganizzate più volte nel corso dei secoli XVIII-XX.
Nel 1745 le parrocchie diocesane erano comprese nelle zone parrocchiali di Nënshkodra, di Mbishkodra e delle Missioni dei Padri Francescani.
Nel 1777 la diocesi contava 18 parrocchie. Nel 1849, invece, secondo la relazione di Imzot Ivan Topiq indirizzata a Propaganda Fide a Roma, il numero delle parrocchie era di 25. Con la nuova riorganizzazione della diocesi negli anni 1877-1893 il numero delle parrocchie era salito a 30.
Alcune parrocchie della Diocesi di Scutari, in seguito ai cambiamenti territoriali stabiliti dalle decisioni delle Grandi Potenze al Congresso di Berlino (1878), ma anche più tardi, furono staccate dalla giurisdizione ecclesiastica di questa diocesi. Tali erano le parrocchie appartenenti alla zona di Dulcigno e le parrocchie della Malësia di Tuzi.
Durante la dominazione turca i cattolici erano privati anche dei luoghi di culto. Gli occupanti non permettevano la costruzione di chiese. Nel 1849 in tutta la Diocesi di Scutari vi erano 14 chiese e 6 ospizi religiosi (ricoveri per i poveri) dei Padri riformati o.f.m.; di queste, 6 chiese appartenevano alla Missione di Kastrati, mentre altre 11 parrocchie non avevano edifici di culto. Migliaia di cattolici celebravano la Messa all’aperto.
La costruzione della Cattedrale di Scutari
Dopo il rafforzamento del protettorato dell’Austria-Ungheria, i fedeli scutarini chiesero che si costruissero la chiesa cattedrale e la residenza dell’Arcivescovo a Serreq, dove si trovano ancora oggi.
Su richiesta dei fedeli scutarini, il firmano (permesso) per la costruzione della chiesa fu concesso dal Sultano nel 1851.
Per mancanza di mezzi finanziari i lavori iniziarono sette anni dopo, il 7 aprile 1858. Dopo che fu posta la croce dove oggi si trova l’altare maggiore e furono piantati i picchetti, il governatore (vali) di Scutari, Avdi Pascià, lesse il firmano (decreto) del sultano Mecid che permetteva la costruzione della Cattedrale e consegnò in dono da parte sua 700 (settecento) lire turche d’oro. La chiesa fu costruita “..sul campo di Marin Gjonej, che donò il terreno”.
Imzot Ivan Topiq (1853-1859), francescano di Spalato, benedisse la prima pietra delle fondamenta all’angolo della chiesa, dove ancora oggi si vede murata una pietra triangolare con un occhio e le parole scolpite in italiano: “Dio vede tutto”. A questa cerimonia erano presenti Dom Engjëll Radoja, parroco della città, con altri sacerdoti collaboratori: Dom Engjëll Tanushi, Dom Mëhill Maraqi, Dom Zef Paci (Shestani), Dom Simon Berisha; Hafiz Daut Efendi Boriçi, il corpo consolare accreditato a Scutari, i vescovi delle diocesi suffraganee, il clero regolare e secolare, i diaconi del Seminario diocesano, i notabili e il popolo. In un materiale pubblicato dal compianto Gjush Sheldija sono riportati anche i nomi di circa 170 persone presenti a questa cerimonia.
Il momento storico della benedizione della prima pietra della Cattedrale è stato immortalato nel 1968 nel dipinto omonimo realizzato dai pittori Simon Rrota e Dom Injac Dema.
Per la costruzione della chiesa papa Pio IX donò 1000 (mille) scudi d’oro e l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe 150 (centocinquanta) napoleoni d’oro. Non furono da meno le donne scutarine, che, come si dice tra il popolo, “si tolsero gli ori dal collo e li gettarono nelle fondamenta”.
La chiesa cattedrale di Scutari fu chiamata dal popolo la Chiesa Grande, poiché al tempo della sua costruzione era una delle chiese più grandi dei Balcani. Il popolo la voleva grande come il “Duomo di Milano”.
Le dimensioni della chiesa sono: lunghezza 74,50 m; larghezza 23,50 m; altezza 23,50 m. La chiesa era stata calcolata per accogliere 4000 fedeli seduti e 2000 in piedi, mentre, occupando tutti gli spazi, anche 7.000 persone.
Per la supervisione dei lavori fu istituita un’apposita commissione. L’ingegnere esecutore fu un austriaco. Dall’Austria furono portate anche le capriate metalliche del soffitto. Si dice che durante la costruzione la cupola della chiesa crollò due volte. Alla realizzazione del soffitto in legno lavorò l’architetto Arsen Idromeno. Oltre all’altare maggiore furono costruiti altri 5 altari: quello del Santo Tabernacolo, di Santa Maria Maddalena, di San Lorenzo, di Sant’Antonio, del Sacro Cuore di Gesù e di San Nicola. Gli altari furono costruiti con l’aiuto di benefattori scutarini.
La costruzione della chiesa durò 7 anni. Fu completata e consacrata nel 1865 dall’arcivescovo di Scutari, Imzot Luigj Çurçia (1859-1866), francescano di Ragusa, che la dedicò alla “Madonna del Buon Consiglio”, mentre l’Arcidiocesi fu dedicata a Santo Stefano Protomartire.
Scutari arcidiocesi metropolitana
Ciò che è rimasto come evento di grande rilievo per la Chiesa albanese nel XIX secolo è l’iniziativa della Santa Sede che, per le esigenze dettate dalla situazione sul campo, per riconoscere una volta per tutte la fedeltà plurisecolare della Chiesa di Scutari alla Chiesa di Roma e per accrescerne la responsabilità per il futuro, con il breve di papa Pio IX del 15 marzo 1867 onora la diocesi di Scutari elevandola al rango di arcidiocesi e di metropolia. Così, al tempo del metropolita Karl Pooten (1867-1886), originario di Treviri, Colonia – Germania, la sede residenziale fu trasferita da Antivari a Scutari, assumendo il titolo di Arcivescovo Metropolita di Antivari e di Scutari e primate (di Serbia).
Nel periodo in cui Pooten guidava questa arcidiocesi, i gesuiti proseguono il loro lavoro con un’intensità ancora maggiore sul piano religioso e culturale. Nel 1870 fondano la prima tipografia, la Tipografia “Immacolata”, costruiscono la cappella pubblica di San Giuseppe e avviano il catechismo per i bambini. Nel 1877 i gesuiti fondarono anche l’istituto San Francesco Saverio per i ragazzi di Scutari, al cui finanziamento provvedeva il governo austriaco. Già dal 1878, all’interno di questo istituto, iniziò la sua attività anche la scuola elementare completa.
L’arcivescovo Pooten compiva grandi sforzi a Scutari per risollevare, sotto l’aspetto ecclesiale e religioso, l’antica metropolia di Scutari, tenendo nel 1871 anche il concilio nazionale albanese a Scutari, che egli stesso presiedette come delegato del Papa.
Al tempo di Imzot Pashko Guerrini (1886-1910), quando parroco di Scutari era Dom Pashko Junku, nel 1890 furono collocate tre campane nel campanile appena costruito, sotto la direzione dell’ingegnere Kolë Idromeno. Le decorazioni all’interno della chiesa furono eseguite inizialmente da pittori austriaci e poi da altri pittori stranieri e locali. Nel corso degli anni, tra questi pittori possiamo ricordare Ndoc Martini, fratel Arturo Sala, la suora servita M. Gjyljana da Trieste, il francescano Lochuan, Pjetër Deda, Injac Dema, Tish Stajka, Simon Rrota ecc. Kolë Idromeno e Gaspër Saraçi dipinsero nella cupola sopra l’altare la “Santissima Trinità” con l’apoteosi dell’Eucaristia. Dopo il 1905, “nella calotta dell’altare maggiore fu dipinta l’Icona della Madonna del Buon Consiglio.” La chiesa e il campanile subirono danni nel corso degli anni. Durante il terremoto del 1905 la chiesa fu gravemente danneggiata, soprattutto il suo lato sinistro. I lavori di riparazione furono eseguiti da Kolë Idromeno.
Durante la guerra balcanica (1912-1913), quando era vescovo Jak Sereqi (1910-1921), la chiesa subì numerosi danni a causa dei bombardamenti montenegrini contro la città. Furono in parte distrutti l’altare della Santissima Trinità e quello di Santa Maria Maddalena. Il 19 marzo 1913 tre proiettili conficcatisi nella parte sud-orientale del muro della chiesa provocarono l’incendio del campanile, la caduta delle campane e la distruzione degli orologi donati da membri della famiglia Kakarriqi.
Durante la guerra balcanica la chiesa servì da rifugio per un gran numero di famiglie cittadine, convinte che i montenegrini non avrebbero bombardato questo edificio sacro. Durante la guerra nella chiesa non si svolse alcuna celebrazione religiosa: queste si tennero nella cappella della casa parrocchiale.
La chiesa cattedrale, al tempo di Imzot Lazër Mjeda (1922-1935), fu un luogo importante non solo per la formazione pastorale e le funzioni religiose, ma anche per numerose attività di carattere religioso e culturale. L’attività religiosa e culturale continuò a essere al centro dell’attenzione anche al tempo di Imzot Gasper Thaçi, negli anni 1936-1946.
La Chiesa di Scutari e la dittatura comunista
Durante il regime comunista, nonostante le pressioni esercitate dalla politica, la Diocesi di Scutari, guidata dal pastore Imzot Ernest Çoba (1958-1980), continuava a svolgere i suoi compiti pastorali, seppure, naturalmente, con difficoltà.
L’8 dicembre 1954, in occasione del centenario dell’“Immacolata”, nella Cattedrale fu celebrata la Messa pontificale. Una Messa pontificale fu celebrata anche il 30 gennaio 1955, in occasione della morte di Imzot Pjetër Dema, e l’11 novembre 1956, in occasione della morte di Imzot Bernardin Shllaku.
Nella primavera del 1956 erano iniziati i preparativi per la celebrazione del centenario della posa della prima pietra della Cattedrale, sotto la cura di Imzot Ernest M. Çoba. In questa occasione si avviò la pittura dell’intera chiesa, con decorazioni policrome eseguite da Injac Dema, Pjetër Deda e Tish Staka. Il Nuovo Testamento fu dipinto da Injac Dema, chierico dell’arcidiocesi di Durazzo, mentre l’Antico Testamento fu dipinto da Aleks Baqli, Pjerin Sheldija, Ferdinand Paci, Cin Lezhja, Tish Staka e, per la maggior parte, da Gjovalin Saraçi. L’abside in cui è raffigurata la partenza della “Madonna del Buon Consiglio”, con la volta, fu dipinta da Atë Leon Kabashi con l’aiuto di Injac Dema. Di fronte all’altare maggiore furono dipinti i quattro Profeti maggiori: Isaia da Pjerin Sheldija, gli altri tre da Dom Ndrekë Krroqi. In fondo alla chiesa furono dipinte da Zef Vata le parti principali del catechismo. In questa occasione, il 29 giugno 1958, si tenne anche la benedizione della prima pietra del nuovo altare della Cattedrale e la Messa fu celebrata da Imzot Ernest M. Çoba. Sulle colonne principali della chiesa erano esposti gli arcivescovi e i parroci che servirono il popolo cattolico scutarino negli anni 1858-1968.
Nella chiesa cattedrale erano stati sepolti i resti di Imzot Karlo Pooten, Pashko Guerrini, Imzot Lazër Mjeda e Imzot Gaspër Thaçi, che nel 1967 furono rimossi e portati da qualche parte nel cimitero di Rrëmaj; in seguito risultano scomparsi.
La campagna antireligiosa del 1967, durante la dittatura comunista, portò alla chiusura di tutte le chiese in Albania. Alcune furono distrutte, altre trasformate in sale di spettacolo o magazzini, mentre la Cattedrale di Scutari fu trasformata in palazzetto dello sport. Nel 1973 vi si svolse il VII Congresso delle donne comuniste d’Albania.
La rinascita dell’Arcidiocesi
La caduta del muro di Berlino e il crollo del comunismo portarono lo spirito della libertà anche in Albania.
Dopo la prima Messa celebrata nel cimitero di Rrëmaj il 4 novembre 1990 da Dom Simon Jubani, il 7 marzo 1991 la Cattedrale fu riaperta da Atë Aleks Baqli OFM. La prima Messa fu presieduta da Dom Zef Simoni con altri sacerdoti, alla presenza di migliaia di fedeli. Era presente anche Madre Teresa di Calcutta. Nello stesso anno, nel mese di marzo, quando la chiesa cattedrale aveva ancora la forma del palazzetto dello sport, fu celebrata la Messa da Mons. Claudio Celli, rappresentante della Santa Sede. Il 24 aprile 1991 Imzot Nikollë Troshani ordinò il primo sacerdote dopo la dittatura, Dom Gjergj Simoni.
Alla fine del 1991, con il finanziamento della Santa Sede, iniziarono i lavori per riportare la chiesa cattedrale al suo stato precedente. I lavori, concentrati sulla demolizione della struttura del palazzetto dello sport e sul restauro dell’edificio all’interno e all’esterno, si conclusero a metà aprile 1993, alla vigilia della venuta di papa Giovanni Paolo II in Albania. Sempre alla vigilia della venuta del Papa, il 21 febbraio 1993, il cardinale Jozef Tomko consacrò l’altare maggiore della chiesa cattedrale.
Nel 1993, terminato il restauro, furono ricollocate al loro posto la statua che raffigura San Michele che scaccia il diavolo, pregevole opera lignea di Kolë Idromeno, e una delle due acquasantiere di marmo, dono della famiglia Pema. Il 25 aprile 1993 il Santo Padre, papa Giovanni Paolo II, nella sua visita storica, la prima visita di un Papa in Albania, alla presenza del Nunzio Apostolico in Albania Ivan Dias, di diversi vescovi giunti appositamente per questa festa e anche della Beata Madre Teresa di Calcutta, celebrò la Santa Messa e ordinò i primi quattro vescovi della Chiesa cattolica nell’Albania rinata: Imzot Frano Illia, Arcivescovo Metropolita di Scutari e Amministratore Apostolico di Alessio, di Sappa e dell’Abbazia di Orosh; Imzot Rrok Mirdita, Arcivescovo di Durazzo-Tirana; Imzot Robert Ashta, Vescovo di Pult; e Imzot Zef Simoni, Vescovo ausiliare di Scutari.
Dopo la riorganizzazione della gerarchia ecclesiastica, anche nella chiesa cattedrale la vita pastorale cominciò a rifiorire. Nei primi anni della democrazia fu parroco Zef Simoni (1991-1993), che conosceva bene la realtà della città di Scutari. In seguito, negli anni 1993-1995, l’incarico di parroco fu ricoperto dall’anziano sacerdote Dom Loro Nodaj.
Dall’inizio fino al 1995 la chiesa cattedrale di Scutari risulta dedicata alla “Madonna del Buon Consiglio”. Nel 1996 risulta avvenuto il cambio del patrono della parrocchia. La chiesa parrocchiale, la Cattedrale, è dedicata a Santo Stefano Protomartire, che in precedenza era celebrato come patrono dell’Arcidiocesi di Scutari.
Imzot Frano Illia fu nominato arcivescovo in età avanzata, perciò la sua vita alla guida di questa sede fu breve. Morì il 22 ottobre 1997. Il 28 marzo 1998 la Santa Sede nominò a questo incarico Imzot Angelo Massafra, Arcivescovo Metropolita di Scutari e Amministratore Apostolico di Sappa. Con questa nomina la vita pastorale assunse una forma ben definita, procedendo a passi spediti in tutti gli ambiti della vita pastorale. Un impulso in questa direzione lo diede il parroco Dom Lucjan Avgustini (1995-2006), che aveva organizzato bene la vita pastorale, affidando a suore e a laiche formate l’insegnamento del catechismo e la guida dei gruppi giovanili. All’inizio del 1997 si registra anche l’ingresso del parroco Dom Lucjan Avgustini nell’attuale casa parrocchiale, che facilitò l’amministrazione della parrocchia nel suo insieme e l’organizzazione della vita sociale e culturale. Nel 1999 egli organizzò anche la costruzione del nuovo campanile, dono dell’emigrato Kolë Cacaj.
A causa dello spostamento della popolazione dalle zone montuose verso la pianura, il 25 gennaio 2005 la diocesi di Pult fu unita all’arcidiocesi di Scutari e assunse il nome comune che porta oggi: Arcidiocesi di Scutari-Pult.
La diocesi di Pult fu eretta nel IX secolo e inizialmente era suffraganea dell’arcidiocesi di Doclea; dal 1089, invece, suffraganea di Doclea e Antivari. Dal 1340 al 1520 esistettero due diocesi di Pult, o di Pulati, chiamate Pulati Maggiore e Pulati Minore. Nel 1993 San Giovanni Paolo II ricostituì l’episcopato albanese dopo la dittatura comunista, ripristinando anche la diocesi di Pult.
Nella chiesa cattedrale si sono svolti anche eventi di livello nazionale. Così, il 10 novembre 2002, vi fu aperto il processo canonico per la dichiarazione del martirio di 40 servi di Dio. Sempre nella cattedrale di Scutari, l’8 dicembre 2010, si tenne la chiusura di questo processo, oltre a molte altre attività.
Nell’aprile 2008 fu celebrato il secondo giubileo della costruzione della chiesa, il 150° anniversario della benedizione della prima pietra. Su richiesta dell’Arcivescovo di Scutari, Imzot Angelo Massafra, quest’anno giubilare fu proclamato dalla Santa Sede “Tempo giubilare”, esteso dal 20 ottobre 2007 al 20 aprile 2008.
Nel quadro di questo anno di festa fu organizzata una serie di iniziative, tra le quali ricordiamo:
il “Convegno scientifico dedicato al 150° anniversario della posa della prima pietra della Cattedrale” (23 aprile 2008) e la consacrazione della chiesa cattedrale, il 12 gennaio 2008, da parte dell’Arcivescovo Imzot Angelo Massafra e del cardinale Franc Rodé.
Nella chiesa cattedrale, secondo il diritto canonico, nella cripta di questa cattedrale sono stati sepolti Imzot Frano Illia, Imzot Robert Ashta, il cardinale Mikel Koliqi e Imzot Zef Simoni; vi sono stati inoltre traslati i resti di Imzot Ernesto Çoba (dal cimitero civile di Tirana) e di Imzot Benjamin Alberti (1832-1838), dalla chiesa di Santa Maria Maddalena a Kazenë (Tarabosh).
Con l’arrivo del parroco amministratore Dom Artur Jaku (2014), la chiesa cattedrale e l’area circostante sono state ripensate con una visione nuova. È stato elaborato il progetto generale per la sistemazione dell’area intorno alla Cattedrale. I lavori nella piazza antistante la Cattedrale sono stati eseguiti secondo questo progetto. Si è lavorato inoltre al restauro della chiesa-cappella nel leggendario cimitero di Rrëmaj, nonché a una manutenzione e custodia più regolari.
Un evento straordinario fu, il 5 novembre 2016, la beatificazione di Imzot Vinçenc Prennushi e 37 compagni martiri, svoltasi nella Cattedrale di Scutari.
Tutto ciò accresce il valore di questa arcidiocesi e di questo tempio di Dio di fronte alle sfide che essa affronta nei tempi odierni.
Dom Nikë Ukgjini